Cristoforo CASTELLETTI
L' Amarilli pastorale
Atto primo
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SELVAGGIO pastore
Che mi rileva errar per gli hermi boschi,
Fra rubi, pruni, e sterpi,
Per erte balze, e dirupati sassi;
Per gli spechi, e pe' dumi hispidi, e foschi;
Tane d' orsi, e di serpi;
Dov'huom giamai non mosse ancora i passi:
Se meco sempre stassi
Amore, ovunque i mi rivolga il piede,
E con stral nuovo a saettar mi riede?
E col membrarmi il bel soave sguardo
Giunge nuov'esca al foco, ov'io tutt'ardo?
Col fuggir l'otio, ond'ha virtute il bando,
Et hor cervo et hor damma,
Hor lepre, hor' altra fiera fuggitiva
Con le reti e co'veltri andar cacciando;
Sperai, che la mia fiamma
Si rallentasse; ma si fà più viva;
Che la mia Ninfa schiva
Vien meco, e sede in mezo del mio petto;
E sol di lei pensando ho alcun diletto.
Nè men, perch'ella stia da gli occhi lunge;
L'amorosa saetta il cor mi punge.
Ahi quante volte l'ombra d'una palma,
Od'una salce lenta,
Che da l'aure crollar talhor mirai,
Ingannò dolcemente gli occhi, e l'alma;
E dissi hor s'appresenta
Quella,che mi condanna a tragger guai,
Perche di lei pensai
Che fosse l'ombra. E mentre di lontano
Seguir la volli, il mio pensier fù vano.
Non è sasso, nè tronco, ove non sia
Pinta per man d'Amor la Ninfa mia.
A rivederla à forza amor mi mena,
Ancor ch'aperto i veggia
Che'n volerla mirare io corro a morte:
Poich'ella prende à scherzo la mia pena,
Cui null'altra pareggia;
E per me chiude di pietà le porte.
Ahi dolorosa sorte;
Sprezzo Tirrenia (o d'Amor strano effetto)
Che non men d'Amarilli have l'aspetto
Leggiadro, e bello, per me s'ange e strugge.
E costei seguo, che s'appiatta, e fugge.
L'inigiusto Amor s'è contra me giurato,
E conviemi obedire,
A la sua legge, ancor che obliqua, e dura.
Ma folle; che chieggi'io più lieto stato;
Se per costei languire,
E viver chiuso entro à prigione oscura,
M'è più dolce ventura,
Che'l gioir per qualunque in libertate?
Più' l guardo suo, diviso da pietate
Bramo, che quel d'altrui pietoso, humile.
Segui pur dunque Amor l'usato stile.
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